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Crocifisso Giubileo

Gesù risorge ferito: mani e piedi e costato. Il crocifisso trecentesco che domina il presbiterio del Duomo di Chioggia nell’anno del Giubileo, risalta con un incarnato pulito da ogni macchia di sangue, mentre si intravvedono appena le ferite dei chiodi. Solo dal petto sgorga un getto di sangue che scende in una breve arcata. E’ facile rilevare, soprattutto nelle riproduzioni a stampa, che la figura tende al verde, come verde è lo sfondo sul quale è disegnata la croce. E’ il ‘legno verde’ di cui parla Gesù nel Vangelo della passione. E’ il verde degli alberi dai quali rinasce la vita in questa nuova primavera. Colui che risorge a Pasqua è il Crocifisso e porta impresse le sue vive ferite, che egli mostra agli apostoli e nelle quali introduce il dito di Tommaso.

La Pasqua non cancella le ferite, ma le esalta come feritoie dalle quali promana la luce, e come germogli fioriti di vita nuova. In Cristo la morte è vinta, e i facitori di morte sono sbaragliati; Egli diventa l’inizio anche della nostra vittoria sulla morte e su ogni male che la produce; la risposta agli attentati e alle guerre, ai disastri e alle tragedie che insanguinano città e strade. Tutte le nostre difese e protezioni sono provvisorie e precarie: una breve cortina che facilmente viene sconvolta. La bellezza della vita alla quale ci spalanca Gesù – il Crocifisso e il Risorto – è una realtà che non si perde più. La commozione che esplode di gioia amorosa in coloro che per primi l’hanno visto risorto, è il primo germoglio di vita che si comunica al mondo. Stralunati anche noi, come gli apostoli, corriamo al sepolcro, dando credito alla Maddalena peccatrice convertita, e facendo noi stessi esperienza dell’incontro con il risorto. Come la Maddalena nel giardino fiorito, come l’hanno visto gli undici rimasti nel Cenacolo, come Pietro dopo la pesca miracolosa sulle rive del lago, così anche noi oggi possiamo incontrare Cristo.

Nel nostro mondo ferito, Lui è la guarigione e la risurrezione; dentro il nostro male di vivere e dentro i maldestri tentativi di scavare una tunnel di felicità nel baratro dell’esistenza quotidiana, nei problemi della corruzione e dei malgoverni. “Per quanto appaia strano, Gesù è più reale di tutto il resto”, scrive una persona in mezzo agli stravolgimenti della sua esistenza. Non potremo togliere il Crocifisso dalla nostra vita, come nelle chiese cattoliche della Germania, ristrutturate senza più le croci perché queste ‘danno tristezza’. Non possiamo togliere il Crocifisso che è Risorto e che vive Risorto: perché nell’albero della Croce rifioriscono i rami della speranza, della vita, della felicità, per gli uomini che se ne lasciano abbracciare.

 

Vangelo secondo Luca 24,13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

CAMMINA CON NOI

Il cammino di Gesù risorto con i discepoli che tornano a Emmaus disegna l'immagine della vita cristiana e la speranza di ogni vita umana. Quante volte le nostre speranze rimangono deluse e noi 'torniamo via da Gerusalemme' incupiti nella nostra tristezza. Che cos'è la vita senza la compagnia di Cristo e senza la strada che Egli percorre con noi? La Chiesa - e ogni cristiano - vive di questa grazia, che si svela nella parola quotidiana del Vangelo, nella presenza eucaristica, nella compagnia delle persone che vivono di Lui.

Vangelo secondo Giovanni 20,11-18

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

HO VISTO ILSIGNORE!
Per tutta la settimana la liturgia della Chiesa celebra la Pasqua, presentando di giorno in giorno i racconti delle apparizioni di Gesù risorto. Questa è la prima, dopo la scoperta del sepolcro vuoto. Gesù risorto appartiene già al mondo nuovo e Maria Maddalena non lo riconosce subito. Quale balzo del cuore, quale slancio nel grido che chiama il Maestro? Abbiamo di fronte l’immagine delle sue mani protese, come nel dipinto del Beato Angelico, e Gesù che fugge via dalla scena, mentre rimane impresso negli occhi e nel cuore della Maddalena. E nei nostri stessi occhi.

Vangelo secondo Matteo 28,8-15

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

UN FATTO NELLA STORIA

Contestare i fatti è mestiere antico, ampiamente ripreso nella cultura di oggi. Fin da subito, la contestazione al cristianesimo mira a negare il fatto che è accaduto, o a lasciarlo sotto traccia, o a ritenerlo irrilevante, immaginando che altre cose valgano di più: il nostro impegno, l’apertura agli altri tralasciando la nostra origine. Il sepolcro vuoto e la testimonianza delle donne e dei discepoli che hanno visto Cristo risorto, continuano a bucare la storia, travolgendo obiezioni e preconcetti. Occorre solo liberare il cuore, cedendo all’abbraccio del Risorto che ci viene incontro.

…E al mattino di Pasqua, voi avreste voluto esserci? Gli apostoli sono rinchiusi dove? Le donne escono a un’ora impossibile, e non sanno immaginare come togliere la pietra dal sepolcro. Dopo, la pietra rovesciata, il sepolcro vuoto, il grido: “Hanno portato via il Signore…”. Voi avreste resistito? Mi sarebbe scoppiato il cuore a vedere i panni, che l’avvolgevano, ben composti e piegati come se il corpo fosse ancora disteso sulla pietra; a vederlo nel giardino, vivo, che ti chiama per nome come Maria. A vederlo entrare nel cenacolo, d’improvviso a porte chiuse. “Sei veramente tu?”. Mi sarei detto che ero diventato matto, che avevo le traveggole, che mi stava venendo una malattia...
Il Signore ha avuto pietà di me e mi ha fatto vivere in un altro tempo, quando tutto quello che è già accaduto, arriva a me non nell’immediatezza della visione, ma nel gesto materno della Chiesa, nella pietà della liturgia, nella fede dei suoi nuovi amici, nella carità del tempo.

Pasqua Appar.GiottoVangelo secondo Giovanni 20,1-9

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

L’ONDA DELLA RISURREZIONE

La fede delle donne e dei discepoli ha un balzo inaudito. Vogliono bene a Gesù, uomo vero e maestro sapiente, ma non arrivano a immaginare la densità e profondità della sua Persona: cosa potrebbe significare quella ‘risurrezione dai morti’ di cui Egli parlava? Oggi lo vedono con i propri occhi. Dapprima il sepolcro vuoto, con i teli che avvolgono il corpo di Gesù ben posizionati e ordinati. Quindi l’incontro personale e diretto: un’esplosione. L’onda della risurrezione ha mosso e muove la storia. Ha raggiunto noi, e ci ha conquistati a Cristo.

 Crocifisso GiubileoGesù risorge ferito: mani e piedi e costato. Il crocifisso trecentesco che domina il presbiterio del Duomo di Chioggia nell’anno del Giubileo, risalta con un incarnato pulito da ogni macchia di sangue, mentre si intravvedono appena le ferite dei chiodi. Solo dal petto sgorga un getto di sangue che scende in una breve arcata. E’ facile notare, soprattutto nelle riproduzioni a stampa, che la figura tende al verde, come verde è lo sfondo sul quale è disegnata la croce. E’ il ‘legno verde’ di cui parla Gesù nel Vangelo della passione. E’ il verde degli alberi dai quali rinasce la vita in questa nuova primavera. Colui che risorge a Pasqua è il Crocifisso e porta impresse le sue vive ferite, che egli mostra agli apostoli e nelle quali introduce il dito di Tommaso. ...continua a leggere "IL CROCIFISSO è RISORTO"

Dopo il sepolcro, il vuoto assoluto, un silenzio assurdo, una paura abissale, una prostrazione indomabile. Il Sabato santo è un giorno nel quale non si può vivere. Gesù non c’è più davanti agli occhi. Le donne non l’hanno davanti nemmeno morto, nemmeno per piangerlo al sepolcro e lavarlo e accarezzarlo e bagnarne il corpo con lacrime calde e vive.

da "La Traversata" Ediz. Itaca 2015 p 55

Il Sabato Santo è il giorno dell'attesa, non davanti alla pietra del sepolcro.

"Il cuore attende con dei gesti, con la preghiera e la confessione, con un'opera di carità e con il lavoro, in famiglia e con gli amici"  (da un sms)