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Vangelo di Matteo 18,12-14

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda”.

LA CENTESIMA

Immaginate di avere i due figli più piccoli a casa, mentre quello più grande è andato fuori di notte, in un luogo imprecisato, senza avvisarvi. Che cosa fanno un padre e una madre? Il pastore, lasciate le novantanove pecore al sicuro, va in cerca della centesima che si è smarrita. Commuove la corsa di Dio nel territorio degli uomini per recuperare tutti i suoi figli: Gesù continua questo cammino attraverso coloro che, mentre stanno con lui, ricercano e soccorrono i fratelli smarriti e dispersi.

Lunedì 10 dicembre 2018, Madonna di Loreto

Vangelo secondo Luca  5,17-26

Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

UNA SALVEZZA INTERA

Cos’è la salvezza di cui si parla in tempo di Avvento? Cosa significa che Gesù è nostro salvatore? Questo episodio del Vangelo lo dice interamente. Il paralitico viene salvato in quanto gli vengono perdonati i peccati. Non è una cosa da nulla e senza effetti. Quest’uomo si ritrova riconciliato con Dio e con se stesso. Allora, l’uso delle gambe che gli viene ridonato, lo farà camminare con slancio e gioia, per annunciare a tutti le cose meravigliose compiute dal Signore.

 

Sabato 8 dicembre 2018

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Vangelo di Luca, 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Il mondo da capo

L’hanno intuito assai presto i cristiani: la venuta di Gesù, Figlio di Dio che diventa uomo, apre un nuovo inizio per l’umanità. San Paolo dice che Cristo è il secondo Adamo, nuova origine per l’umanità. Pochi decenni dopo il paragone si estende a Maria, la Madre di Gesù, denominata ‘seconda Eva’, nuova progenitrice.
Con Gesù, Dio comincia da capo, aprendo il fiume di una nuova umanità. La prima a beneficiarne, con una manovra di anticipo, è la sua stessa Madre, pervasa dalla grazia salvatrice fin dal primo germoglio della sua esistenza nel grembo materno: Immacolata Concezione. Anche Lei salvata dal Figlio, salvata in anticipo, con tutte le conseguenze per la sua personalità: piena di grazia, concepisce in modo verginale Gesù Figlio di Dio, vive come cristiana perfetta, condivide la vita del Figlio fino alla Croce e viene resa partecipe della sua risurrezione con la assunzione al cielo. Un destino singolare che anticipa e apre il percorso che per grazia ogni cristiano – e conseguentemente ogni uomo – è chiamato a percorrere. Maria Immacolata è un segno di speranza per ogni persona e per tutto il mondo.

9 dicembre 2018   Seconda Domenica di Avvento

Vangelo secondo Luca 3,1-6

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

DENTRO LA STORIA

Dentro la storia umana, dominata dai capi delle nazioni e segnata dai rappresentanti delle religioni, risuona una voce nuova che fa eco all’attesa degli antichi profeti. Il grido di Giovanni Battista nel deserto richiama l’antica promessa e ridesta la speranza. La salvezza del nostro vivere umano non viene dalle legioni dell’impero romano o da Erode; non viene dalle astuzie dell’economia o dalle trame della politica e nemmeno dall’inventiva audace della nostra fantasia. La salvezza viene da Dio. Scende dall’alto e percorre le vie della storia, partecipa delle vicende umane e raggiunge il cuore di ogni uomo. Per questo occorre preparare la via che il Signore, venendo, vorrà percorrere. Significa che la grazia della salvezza non ci raggiunge in modo automatico, ma rispetta la nostra condizione di persone umane e la nostra libertà. Bussa alla porta del cuore e ci domanda di partecipare con le nostre energie. Giovanni Battista ci ridesta, ci sollecita a muoverci. Riapre la nostra speranza e sospinge in avanti il nostro sguardo e il nostro cuore.

Vangelo secondo Matteo 9,27-31

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

CREDETE CHE IO POSSA?

La domanda di Gesù ai due ciechi è sconcertante. Gesù misura la sua azione sulla loro fede: “Credete che io possa fare questo?” Come a dire: farò il miracolo secondo quello che voi credete. Anche noi possiamo fare come i due ciechi: credere in Gesù, amarlo e domandargli la grazia di non perderlo. Gli domandiamo la grazia di vederlo, di avere pietà di noi, di chinarsi sopra il nostro male e di guarirci per diventare suoi testimoni in un mondo che ha così bisogno di Lui.

 

Vangelo di Matteo 7,21.24-27

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

IL PUNTO DI SOSTEGNO

C’è un punto a cui stare attaccati, una roccia che ci sostiene. La parola di Dio comunica la vita di Gesù e il suo insegnamento. La ascoltiamo e siamo tesi a praticarla. Senza questo rapporto con Gesù e con la sua parola, vagoliamo qua e là senza mèta; restiamo fragili e in balia di tutti i fantasmi e di tutti i venti. Non basta una personale energia a salvarci. Occorre un punto di appoggio fuori di noi. Questo è Gesù.

Vangelo di Matteo, 15,29-37

In quel tempo, Gesù si allontanò di là, giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele. Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

LA COMPASSIONE DI GESU’

In tempo di Avvento, questo episodio ha una coloratura diversa. Le persone seguono Gesù, ‘recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati’. Gesù guarisce. Quindi Gesù ‘ha compassione’ per quelli che hanno fame, cioè patisce con loro; compie il miracolo e salva. L’Avvento annuncia che Gesù viene e salva, ma non agisce da solo e in modo automatico. Questo è il metodo di Dio, che impiega la sua onnipotenza, richiamando nello stesso tempo la nostra adesione e collaborazione.

Vangelo secondo Luca 10,21-24

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

POVERTA’ DI SPIRITO

Questo Vangelo ci richiama la posizione vera del cuore: un cuore aperto, come quello di un bambino che desidera, di un povero che domanda. Gesù si rivolge ai suoi ascoltatori, chiamandoli beati per quello che vedono e odono, in paragone con chi non vuol vedere e ascoltare. E’ una vicenda che si ripete ogni giorno: cuore aperto o cuore chiuso, capacità di vedere o lamentela. Occorre non deludersi per la la propria insufficienza, che è invece la condizione per domandare e riconoscere Gesù presente.

Vangelo di Matteo 8,5-13

In quel tempo, Gesù, entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: «Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò». Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch'io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va', ed egli va; e a un altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servo: Fa' questo, ed egli lo fa». All'udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli

DOMANDA E UMILTA’

La prima settimana di Avvento comincia con la pressante domanda e la sconcertante umiltà del centurione di Cafarnao: le sue parole sono diventate le nostre, che pronunciamo immediatamente prima di ricevere il Corpo di Cristo nella comunione eucaristica. Domanda e umiltà costituiscono il binario dell’Avvento. Ci presentiamo a Gesù con il nostro bisogno di essere guariti nell’anima e nel corpo, e con il bisogno che intravvediamo nei nostri fratelli, come il centurione nel suo servo, come Francesco Saverio ‘nelle Indie’. Il Signore viene e salva, già oggi.