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Vangelo secondo Marco 3,20-21

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

IMPREVEDIBILE NOVITA’

E’ il primo momento drammatico della vita pubblica di Gesù. I suoi stessi familiari non lo capiscono: Gesù non è più il bravo giovane che conoscevano, l’abile artigiano apprezzato da tutti. Va in giro a predicare e fa cose strane. Cosa gli sta capitando? Bisogna riportarlo a casa!
Gesù ha appena chiamato i dodici apostoli e lanciato la sua missione. Lo sconcerto dei familiari – e di altri - si risolve solo aprendo il cuore all’imprevedibile novità della sua presenza e della sua azione.

IL MONDO A QUATTRO DIMENSIONI

Per tutto il giorno il vento ha spazzato le strade e ripulito l'aria. La sorpresa arriva in serata. Un magnifico cielo stellato, ampio e profondo, si spalanca sopra di noi e si lascia guardare da uno spicchio di zona buia dietro il campanile. E’ lo stesso cielo impregnato di stelle a punta, che Giotto vide e dipinse più di settecentocinquant’anni fa e nel quale veniamo introdotti con la mostra che riproduce la forma della cappella degli Scrovegni. L'uomo medioevale guardava il cielo vivendo sulla terra. Non riduceva a una dimensione la realtà, come l'uomo modellato dal '68. Le date si incrociano e si scontrano. I 50 anni dal ’68, inizio conclamato dell’uomo appiattito sulla soglia del piacere individualista, vengono a coincidere con i 750 anni del pittore che guardava il mondo a quattro dimensioni. Giotto legge il Vangelo, ne guarda gli episodi, li descrive così come sono accaduti e come ancora accadono sotto i suoi occhi. Evoca la profondità delle profezie antiche disegnate nel volto dei profeti, rivive le scene con cuore cristiano rimodellato da san Francesco: storia e mito, racconto e significato, raffigurazione realistica e simbolo, occhi e cuore, intelligenza e sentimento.

 

 

 

Il Vangelo racconta la storia di Gesù, concentrata negli avvenimenti dell'infanzia, nei tre anni della vita pubblica, nel dramma della Passione Morte Risurrezione. I fatti accaduti sono rivissuti nella dimensione del presente, passato, futuro, con uno sfondamento verso l'eterno, in una la storia che si protende fino al compimento celeste. La pittura di Giotto descrive con realismo volti e fatti e sentimenti, e si allarga ad esprimere una simbologia che raccoglie l'umano e il divino. Lo dice anche con il rincorrersi dei numeri, tre, quattro, otto, nove, dodici. Il tre viene richiamato nel volto di Pietro ripetuto in Zaccaria e Giuseppe, e nel tempietto del Cenacolo riprodotto variamente tre volte. Gli episodi della vita di Maria vengono disposti  in corrispondenza con quelli dell'infanzia di Gesù e del mistero pasquale. Il tre si sviluppa nel sei e nel dodici, nella controfaccia delle virtù e dei vizi, e via guardando. Tutti i riquadri vengono proiettati nella luce del tondo che risplende nel volto di Cristo e nello specchio del giudizio finale, spalancato sul paradiso e inabissato nell'inferno. L'uomo medioevale guarda con i sensi, intende con la ragione, dilata l'anima. Non elimina i fatti riducendoli a simboli, non ha paura dei simboli che rimandano altre se stessi.

La Cappella di Giotto viene ripercorsa dai passi di centinaia di giovani che la scrutano e la commentano, e da schiere di persone che guardano l’avvenimento di Cristo mentre riaccade sotto i loro occhi.

 

Vangelo secondo Marco 3,13-19

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

NOME PER NOME

Ad uno ad uno, nome per nome, scelti tra milioni di uomini sulla faccia della terra, per stare con lui; essere inviati ad annunciare il Regno e a vincere satana. La consistenza degli apostoli sta nell’essere essere chiamati e mandati: è la loro identità, e il loro potere. Gesù continua a chiamare e ad inviare. Gesù chiama uomini e donne perché lo facciano conoscere al mondo e con la sua grazia aprano la via della salvezza ad ogni uomo e ogni donna, nome per nome.

Oggi inizia la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, in Chiesa San Giacomo ore 18.

Vangelo secondo Marco 3,7-12

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

LA BARCA DI GESU’

Gesù invita i discepoli a tenergli pronta una barca per non venire schiacciato dalla folla. In un’altra occasione, Gesù parla alla folla dalla barca. In una barca Egli si addormenta e poi calma la tempesta. Con una barca avviene il miracolo della pesca miracolosa. Quella barca – di Pietro o di altri amici – ha continuato a stare a disposizione del Signore, continuando a navigare, pescare, ospitare. E’ la barca della Chiesa, con i pescatori, i passeggeri, il capitano. La navigazione continua.

Vangelo secondo Marco 3,1-6

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

I CONFINI DELLA CARITA’

Può una prescrizione legale impedire la carità? Gesù non si paragona con i precetti scritti, ma si mette di fronte alle persone e le pone ‘in mezzo’ alla nostra strada e dentro la nostra vita. In questo modo ci dona l’opportunità di riconoscere il loro bisogno e ci provoca a intervenire. ‘La realtà è testarda’ e ci impone di fare i conti con le persone che incontriamo e con le vicende che accadono. Gesù ci provoca a un’apertura di cuore senza confini.

Vangelo secondo Marco 2,23-28

In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

LA REGOLA DELL’AMORE

Una vita ingessata nelle regole e nelle convenzioni? Certo abbiamo bisogno di proteggere ambienti e persone, regolandone l’accesso e l’uso. Ma a che cosa servono le cose e le case? Quale principio regola la vita? Gesù procede diritto. Prima di tutto perché è Lui il Signore del Sabato, e il Sabato è per rendere culto a Dio. Anche il culto a Dio è finalizzato al bene dell’uomo. Regola suprema è l’amore di Dio e del prossimo: senza sotterfugi e profitti personali!

Vangelo secondo Marco 2,18-22

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

LA FESTA DELLA VITA

Gesù è tra noi come lo sposo: questa è la novità del cristianesimo. Egli ci ama e ci invita alla sua festa. Non c’è definizione più bella e più attraente della vita cristiana. Com’era dunque la convivenza dei discepoli con Gesù? Le sue parole, i gesti, lo sguardo, la sua compagnia aprivano il cuore, comunicavano sicurezza, allargavano la vita. E’ quello che sentiamo raccontare anche nella vita di certi santi, e che constatiamo nella compagnia di persone che realmente seguono Gesù anche oggi.

Vangelo secondo Giovanni 1,35-42

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

IL FRUSCIO DEL DESIDERIO

È emozionante ogni volta percorrere le righe di questo racconto: talmente è vero, essenziale, concreto. Due amici, che sappiamo essere imbarcati insieme in una piccola società di pescatori, sono andati al fiume dove il profeta Giovanni promette l'imminente arrivo del Messia e invita a penitenza. Si ritrovano all'incrocio esatto della storia, nel momento preciso in cui il Battista segnala la presenza di Gesù come agnello di Dio. Si mettono a camminare dietro Gesù, pur senza avere il coraggio di dichiararsi. Gesù, che cammina avanti, avverte il fruscio del loro desiderio e si rivolge loro con una domanda capitale: "Che cosa cercate?". La risposta dei due esprime il desiderio di venire coinvolti nella sua vita "Maestro, dove abiti?". Gesù replica invitandoli al luogo dove egli abita. I passi dei primi discepoli cambiano la loro vita e segnano l'inizio di ogni altra chiamata e di ogni altra sequela: l'inizio della nostra storia.