Vai al contenuto

Vangelo secondo Marco 2,18-22

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

LO SPOSO E GLI INVITATI

Dopo averci presentato ieri Gesù invitato a nozze, oggi la liturgia lo presenta come sposo. Ieri il profeta Isaia diceva che Dio gioisce per il suo popolo come ‘lo sposo per la sposa’. Dunque i discepoli di Gesù possono ben fare festa per la presenza dello sposo tra loro. E’ una presenza che ci accompagna dal profondo del cuore, nella visibilità dei sacramenti e nella compagnia della Chiesa. Possiamo riconoscerlo mentre viviamo in famiglia e al lavoro, nella fatica e nella gioia.

Vangelo secondo Giovanni 2,1-11

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

INVITARE A NOZZE GESU’

Ora che le celebrazioni dei Matrimoni, religiosi e civili, diradano, questo vangelo diventa quasi una provocazione. Invitare a nozze Gesù? Perché? Si invitano amici, parenti e qualche persona che ‘si deve’. Poi, se si invita a nozze Gesù, bisogna invitarlo con il codazzo dei discepoli: prete, sagrestano e suonatori. E anche sua Madre: magari rappresentata oggi da qualche persona di fede, che potrebbe proclamare le letture della Messa e preparare le preghiere dei fedeli. Tuttavia, non basta la ‘bella cerimonia’.
Nel matrimonio di Cana di Galilea, Gesù garantisce che alla festa non venga a mancare il vino. Nei matrimoni di oggi non è il vino che potrebbe mancare. Potrebbero venir meno l’amore, la speranza, la fiducia, la fedeltà, la stima, il rispetto e tutto ciò che fa dei due coniugi ‘una sola cosa’, pur mantenendo la specificità e l’originalità dell’uomo e della donna. Basta la presenza di Gesù come garanzia? Quando ci si ama, la reciprocità io-tu non è sufficiente. Occorre una terza sponda, occorre una spiaggia infinita dove continuare a correre: l’uno e l’altra si amano, e ciascuno dei due ama Gesù e si fa amare da Lui. Questo ‘terzo amore’ sostiene, rinnova, recupera l’amore reciproco tra marito e moglie. Un vino buono, novello o invecchiato, che allieta tutta la vita.

Vangelo secondo Marco 2,13-17

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

CHIAMATA ALL’INFINITO

Non viene meno la sorpresa di questa chiamata, che si ripercuote nella vita di tante persone. Gesù anche oggi passa e chiama: mentre fai i conti, mentre cammini, lavori, ami; dentro un dolore o una grande gioia, in una gita, nell’incontro con una persona, ascoltando una testimonianza, leggendo un giornale… Una occasionalità senza limiti. Nessuna preparazione previa, se non quell’attesa e quella predisposizione del cuore che esprimono un insopprimibile desiderio di verità e di compimento. Come Matteo, portiamo tutti in cuore un’attesa di infinito.

Vangelo secondo Marco 2,1-12

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

QUATTRO AMICI

Quattro amici, con abilità da saltimbanchi, calano la barella dell’uomo paralitico nella stanza dove si trova Gesù. Quell’uomo infermo e oppresso dai suoi peccati non ce l’avrebbe mai fatta da solo ad arrivare davanti a Gesù che lo guarisce anima e corpo. Così è per noi. Senza gli amici, senza la compagnia della Chiesa, il bisogno dell’anima e la sofferenza del corpo ci schiacciano e non arrivano a deporsi davanti al Signore. Quale dono più grande della Chiesa che ci mette di fronte a Gesù Salvatore?

Vangelo secondo Marco 1,40-45

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

LIBERI !

Ecco da che cosa dobbiamo essere guariti: dall’isolamento, dalla solitudine, dalla chiusura, che noi stessi ci procuriamo o che ci vengono provocati dall’esterno. Il rapporto con Gesù ci libera, perché quando sappiamo di essere amati incondizionatamente, diventiamo liberi nelle circostanze della vita e nei rapporti con le persone. Tanto meno accettiamo restrizioni a riguardo della comunicazione del dono che ci è stato fatto, e lo comunichiamo a tutti, come il lebbroso guarito. Chiediamo la certezza e l’entusiasmo della fede.

Vangelo secondo Marco 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

I LUOGHI DI GESU’

La sinagoga, dove Gesù partecipa alla vita religiosa del suo popolo; la casa di Simone, dove viene accolto insieme con i discepoli come a casa propria; la piazzetta davanti alla casa, dove tutti portano i malati, che Gesù guarisce; il luogo deserto, dove prega incontrando Dio Padre nell’amore dello Spirito Santo; le strade da percorrere per tutta la Galilea. Ora Gesù percorre le strade del mondo, con i passi, la voce e il cuore dei discepoli, di noi chiamati a seguirlo e a testimoniarlo.

Vangelo secondo Marco 1,21-28

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

IL PRIMO SCONTRO

Testa a testa con satana, non in modo solitario come nel deserto, ma di fronte alle persone e addirittura da dentro di una persona. Gesù, che vive una vita integralmente umana, combatte con satana che è entrato nel corpo e nel cuore di un uomo. Da lì comincia l’opera di liberazione. Nel mondo c’è ora una ‘autorità’ nuova che parla e agisce, comanda e ottiene effetto. Possiamo dunque domandare che Cristo vinca ogni male e allontani ogni peccato, per noi e per tutti.

DENTRO QUESTO MONDO

“Ci sono voluti diciannove giorni perché si aiutassero 49 persone lasciate in alto mare. Che sta succedendo, in Europa, se è dovuto intervenire Francesco all’Angelus per scuotere i leader?”
Questa domanda taglia in due il calendario. Dopo i giorni del Natale, con l’accoglienza del Bambino Gesù e l’esperienza del calore in famiglia, con amici, in comunità, ci ritroviamo sballottati dalle onde con le 49 persone tenute lontane dalla costa per lunghi giorni; un numero piccolissimo, in proporzione alle correnti di barche, navi, transatlantici che solcano i mari, segnati dalla legge del mutuo soccorso, dell’aiuto inevitabile da prestare a chi naviga. Che cosa sta succedendo, se impegniamo energie nel respingere i profughi senza prestar loro soccorso; se teniamo al freddo l’ospite piuttosto che provvedergli accoglienza? Che cosa succede se una donna che attende un bambino non previsto, la prima cosa che le spunta in cuore non è la tenerezza di mamma ma la sensazione dell’irrisione altrui? Che cosa succede se la fatica di un amore che si raffredda tra coniugi scivola subito nella fuga da casa? Diventa strano persino scambiarsi un saluto scendendo le scale del condominio di prima mattina, o entrando alla posta o in banca o all’ambulatorio. Tutte persone sconosciute? Tutti solitari? Tutti autosufficienti?
Che cosa manca alla nostra umanità se perdiamo quella fiducia che brilla nel volto di un bambino quando lo avviciniamo lieti e sorridenti? Persino le nostre assemblee liturgiche rimangono pervase da una seriosità compassata, una inespressività di volti e gesti; facce uguali dall’inizio alla fine, immobili di fronte all’annuncio, non più sorprese dal Padre che sta nei cieli e che non schiaccia con onnipotenza, ma accarezza con benignità. La sacralità ci ammutolisce, la partecipazione al dolore di un amico che ha perso il padre o la madre ci impaccia, la freddezza del cuore ci inibisce.
Eppure Lui è venuto. Cristo si è seduto alla nostra tavola e ancora si autoinvita come con Zaccheo e amici santi e peccatori. In qualche parte del mondo ancora si respira la sua presenza, si diventa amici e fratelli nel suo nome, si soccorre il prossimo senza contraccambio, si creano luoghi di vita, accoglienza, sanità, letizia dove non occorrono droghe leggere o pesanti per provocare la festa. Ancora uomini e donne stanno davanti a Lui con dedizione totale, adorandolo nel corpo eucaristico e servendolo nelle membra dei poveri. L’aria del Vangelo soffia anche sulle vele di chi non si professa cristiano ma ne avverte il profumo. Che cosa possiamo dunque desiderare per avere una vita buona? Che cosa soccorre le famiglie, la società, il mondo? Come ai primi tempi, la presenza di Gesù ridesta il senso della vita, dona sapore ai rapporti, slancio alla dedizione, ardore al dono di sé. Nel mondo d’oggi, come all’inizio.

Vangelo secondo Marco 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

INIZIO DELLA MISSIONE

L’arresto da parte di Erode fa uscire di scena Giovanni Battista: ultimo segnale per il ‘via libera’ all’azione messianica di Gesù. Gesù subito lancia l’annuncio di liberazione, e subito coinvolge i primi quattro discepoli. E’ una presenza, una chiamata, una missione che si allarga come un’onda fino a toccare in modo benefico tutte le spiagge del mondo, tutte le sponde dei cuori umani. Nella stessa missione siamo coinvolti noi: lo scopo della vita consiste nel testimoniare la novità di Gesù.

Vangelo secondo Luca 3,15-16.21-22

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

IL DITTICO DEL BATTESIMO

Come nel dittico di un grande pittore, l’evangelista Luca dipinge due scene parallele. Da una parte Giovanni Battista - ricercato e circondato dal popolo – il quale in pochi tratti definisce la sua missione e quella di Colui che deve venire. Dall’altra - in disparte - Gesù che prega, il cielo aperto, la colomba dello Spirito, la voce del Padre. Una novità, un’irruzione dal cielo, un cambiamento di scena per una avventura sorprendente. Avviene un cambio di prospettiva: Gesù viene consacrato messia e sta per iniziare la sua missione.
E’ il momento in cui l’iniziativa di Dio, che ci ha commosso nel volto del Bambino Gesù a Natale e che era sbocciata nel grembo di Maria con l’annuncio dell’Angelo, viene apertamente manifestata. La novità di Gesù, Figlio amato, diventa un dono per tutti. Un nuovo formidabile protagonista si affianca agli uomini e alle donne di ogni tempo come Agnello che si carica dei peccati del mondo, come Maestro che indica la via della vita, come Salvatore che redime dal male. Il battesimo di Gesù si diffonde tra gli uomini non come fuoco che brucia, ma come acqua che lava e come Spirito che fa vivere. Una nuova sorgente dove gli uomini possono nuotare come pesci nell’acqua; un mare nel quale le barche vengono condotte in porto dal vento dello Spirito.